LIBRO TASCABILE

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Basandosi sulla propria esperienza di vita, passata dalla scienza all’arte, l’autore propone strumenti e strategie per attuare

il cambiamento in maniera semplice ed efficace.

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ESTRATTO DEL LIBRO

Capitolo 7

Pigrizia e zona di comfort

 

E.M. Hai ragione, mi ritrovo in quello che dici: spesso mi accorgo di voler fare una certa cosa, ma c’è una parte di me che me lo impedisce. Sento che non riesco ad avanzare e sono frustrato.

Io. È un problema di molte persone; si tratta di persone che conducono vite prive di amore, entusiasmo e gioia, ma l’abitudine impedisce loro di reagire. Col tempo ci si abitua a tutto e non riusciamo più a riconoscere le cose che ci fanno bene e le cose che ci fanno male. È emblematico l’esempio che Oliver Clerc fa della rana bollita. Una rana, messa in una tinozza d’acqua fredda sotto cui si accende il fuoco, muore cotta senza avere il riflesso di saltare fuori; si abitua piano piano al calore che aumenta e non si rende conto che a un certo punto il calore è diventato letale. Molte persone sono come la rana. La zona di comfort della nostra vita è molto pericolosa. La sicurezza che ci fornisce all’inizio può sembrarci un traguardo, ma col tempo è la nostra rovina. L’abitudine ci dà sicurezza, ma al tempo stesso odiamo la nostra routine e la sopportiamo solo perché tutti o quasi tutti intorno a noi la sopportano. È normale lamentarsi andando in ufficio, è normale sognare le ferie tutto l’anno, è normale ammalarsi. Ma se un po’ di consapevolezza si fa luce in noi e capiamo che la vita che stiamo conducendo è vita di quieta disperazione, allora dobbiamo tentare di riconoscere la nostra zona di comfort e soprattutto tentare di uscirne. È solo uscendo che possiamo imbatterci in qualcosa di nuovo. Sicurezza e novità sono incompatibili. La novità buca la nostra bolla protettiva come un ago buca il palloncino e il rumore ci spaventa. La reazione è quella di cercare ancora maggior protezione; il risultato è che ci rifugiamo ancora di più nell’abitudine. Anche nella vita che vorremmo cambiare ci sono tante cose che, dopotutto, ci piacciono. [...] Una parte di noi, quella pigra, quella abitudinaria, non vuole perdere il controllo e cosa fa? Mette in evidenza tutti i vantaggi che abbiamo in questo stato di cose poco vantaggioso. Dopo tutto, quando hai un bell’appartamento con un buon televisore e un buon divano su cui guardarlo, quando ti puoi permettere di andare al ristorante tutti i weekend, quando ti fai le vacanze al mare d’estate e in montagna d’inverno... Perché dovresti abbandonare il tuo posto di lavoro? Forse perché per il 90% della tua vita non sei felice? Ma quest’ultima riflessione, la parte pigra di te, se la lascia sfuggire. Lì, ci deve arrivare la parte di te che ha voglia di cambiamento. A volte, per fortuna, è il corpo a pensarci. Il corpo, nonostante tutti i maltrattamenti che gli facciamo subire, mantiene una certa saggezza primitiva e cerca di darci degli utili segnali.

 

E.M. Intendi dire che il corpo ci parla attraverso la malattia?

 

Io. Naturalmente. Non sono un medico e non voglio fare discorsi troppo tecnici, ma è chiaro che quando lo stress, l’infelicità e il disagio aumentano nella nostra vita, il corpo ne risente negativamente e in qualche modo si ammala. Nella mia esperienza personale posso solo dire che quando ero infelice, perché non ero più al centro della mia vita, ogni anno mi prendevo un malanno. Soprattutto durante l’inverno era normale prendere l’influenza, il mal di gola o la bronchite. Tutti i miei colleghi si ammalavano di qualcosa; almeno ero in buona compagnia. Da quando ho cambiato vita non ho mai più avuto la febbre o un’influenza e di anni, ormai, ne sono passati tanti. Non credo sia un caso. Quando sei felice, il tuo sistema immunitario è forte, come quando sei davvero innamorato.