Critical Commentaries
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Quirico Allumini (Art Critic), Roma, August 1997
Innanzi alla pittura di Enrico Magnani si ha immediatamente un atto sgomento. Si percepisce che qualcosa esce dalle nostre comuni visioni, qualcosa sconfigge il torpore con cui siamo avvezzi osservare un’arte contemporanea che troppo spesso si compiace di graziosismi, neoclassicismi e anche di avanguardismi vuoti. Procediamo secondo lo schema. Graziosa l’arte di Magnani non è e non vuole essere. Anzi, essa sfida con richiami all’immagine forte della pubblicità e al gusto kitsch tutte le formule più in uso agli amanti dell’armonia. Classicheggiante non è. Essa prende a schiaffi la storia dell’arte richiamando ora Warhol (ma in un volto distrutto e convulso dalla fatica del vivere, Disgregazione contemporanea), ora pointillisti (ma è una Riflessione sotto la maschera che ha sostituito al simbolismo poetico fra ’800 e ’900, una costruzione di masse consumate come ottuse dalla soffocante presenza del colore che ricava oltre un arco scuro una figure in parte scarnificata). Insulta anche il disegno alla viennese (Schiele etc. per intenderci) e l’espressionismo di Munch generando volti e torsioni fra la tragedia e le luminosità della TV (La femme nouvelle e Vuoto, caos e terrore). Persino le grandi danze di Matisse sono mutate in anatemi sessuali, svillaneggiate con colori fra la plastica e il cyber. L’immagine dell’uovo, perfezione riconquistata e nuovamente infranta da Fontana, genera una donna deforme (soprattutto le gambe) gonfiata nelle vene, nei seni e nel ventre. L’intrero corollario dei modelli è sbeffeggiato e per ciò stesso presente, per ciò stesso colto e riferito. Siamo così giunti all’accademia delle avanguardie, che Magnani nega e affronta a viso aperto. Il segno vale se, appunto, significa qualcosa. Così non ha senso una ricerca intorno alla vuota forma, ma serve soprattutto usare la forma in vista di un messaggio, quasi un proclama per quanto rivelato in sottotono. Deformità e dolori, bruttezza e storture (del corpo e della mente) ritornano con un’efficacia che non lascia adito a dubbi. Magnani coinvolge l’osservatore nella sostanza del problema attraverso una forma ustionante, feroce nella sostanza (propriamente ciò che permane sotto) e una indagine a tutto campo sulle proprie debolezze, ipocrisie e mediocrità, senza scandalismo, ma anche senza velato pudore. La pittura si può fare anche a rovescio, Magnani può ribaltare la firma (in Disgregazione contemporanea), può rovesciare la bellezza, ma sempre per mantenere con intatta rettitudine la necessità di uno sfogo morale. Egli cerca nella misura di un rinnovato espressionismo una forzatura dei toni che invoca una superiore armonia.
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